Inserito da: polarspot | febbraio 6, 2010

Essere o apparire, cosa premia di più?

Essere o apparire?

Foto di Jerome Cooper

Tutte le società,da quelle antiche a quelle moderne, hanno discusso sul significato delle parole come essere ed apparire. Da Parmenide a Platone, passando per Aristotele, Hegel ed altri filosofi e pensatori moderni, tutti volti a spiegare termini che modificano e influiscono sulla vita dell’uomo, di un gruppo, di una massa e di un popolo. Oggi, l’apparire è il modo in cui anche la politica si rapporta con il cittadino comune; si costruiscono personaggi soprattutto  femminili per una società alquanto maschilista e si lavora sull’immagine “gradevole” che genera consenso ( le espressioni del volto, la posizione delle mani, il timbro di voce, le frasi ad effetto ). La politica dell’apparire deve alimentare l’ignoranza e il disinteresse alla res pubblica, un cittadino o per meglio dire un suddito da governare e manipolare a piacimento. Allora in una società dell’apparire, è necessario creare capi e leader, curarne l’immagine e renderli credibili anche con un programma da recitare in ogni occasione pubblica ( incontri, comizi, Tv, giornali e web ). Quando in questo sistema aumenta la parte degli esclusi insoddisfatti della propria condizione sociale ( precari, disoccupati, migranti, anziani, giovani e donne ), tale sistema per conservare il potere si infiltra nei movimenti per generare caos apparente e ristabilire un ordine diverso, gerarchie diverse e nuovi capi ( e leader ). Il cambiamento sembra alle porte, sembra ristabilirsi una democrazia ( apparente ) e sembra il popolo libero nelle scelte e nell’uso della parola ma, c’è una piccola differenza basilare. L’uso dell’esercizio della parola è diverso dall’uso del ragionamento che consente di sentirsi liberi da padroni passati e futuri. Ogni volta che si ricorre alla figura del leader e del “maestro” nei movimenti si teorizza quasi esclusivamente sulle scelte per il cambiamento e non di atti pratici per cambiare strada facendo. Alla fine si pensa di cambiare il mondo ma, il sistema ha cambiato solo forma infiltrandosi perché all’uomo non gli viene concesso libertà di ragionamento, rimane sempre in una condizione di inferiorità “intellettuale” e di sudditanza perché si ricorre ai “maestri di vita”. Un esempio pratico per concludere il discorso, in merito all’essere e all’apparire, la pratica degli orti condivisi e la filiera corta in agricoltura. Oggi, l’agricoltura del sud Italia soffre di una profonda crisi dovuta al consumismo e alla globalizzazione che porta allo spopolamento dei piccoli paesi interni, all’abbandono dei mestieri legati al mondo rurale, violenza selvaggia sull’ambiente e sfruttamento del suolo e del sottosuolo. In questo panorama oscuro quanti riescono a praticare l’orto condiviso e la filiera corta? Una forma di condivisione dell’orto riguarda il contadino e i consumatori stessi che decidono e lavorano insieme dalla semina sino alla raccolta ed usano anche internet per scambiarsi sementi, prodotti, consigli, vendono, organizzano raccolte in gruppo, portano i bimbi in campagna, organizzano laboratori di autoproduzione di prodotti orto-frutticoli, organizzano mercati contadini e semplici “mangiate” in gruppo. Ditemi quanti forum ( o gruppi ) sul web “teorizzano” sul Gas e sulla filiera corta e quanti forum ( o gruppi ) sul web descrivono di scelte di vita diverse anche a costo di rinunciare a delle comodità moderne come il negozio tipo ( anche se alternativo ). Ogni volta che un maestro teorizza sul cambiamento ci sarà parte di persone che si sentono intellettualmente inferiori e non capaci di mettere in pratica il cambiamento. Sarebbe auspicabile andare su di un campo “morente” , formare un gruppo, togliersi la giacca, arrotolarsi le maniche della camicia, iniziare a fare pratica sul campo, scambiarsi suggerimenti, sentirsi uniti nel lavoro e nella fatica. Ecco cosa intendo per essere il cambiamento che è ben diverso dall’apparire come cambiamento…….

Pensiero di Polarspot

dopo una giornata di lavoro condiviso con alcuni contadini di Giffoni V.P. ( Sa )

Inserito da: polarspot | febbraio 1, 2010

Cristo alla Gravinella

Cristo alla Gravinella 2

Foto scattata da Polarspot nel 1997

Cristo alla Gravinella 3

Foto scattata da Polarspot nel 1997

Cristo alla Gravinella 4

Foto scattata da Polarspot nel 1997

Cristo alla Gravinella 8

Foto scattata da Polarspot nel 1997

Alle spalle di via San Pardo a Matera,dopo il ponticello della ferrovia Calabro-Lucana, esiste una piccola chiesa rupestre chiamata “Cristo alla Gravinella”. Tale posto è escluso dal turismo di massa che viene indirizzato quasi esclusivamente nel centro storico, negli antichi rioni Sassi e sul “Belvedere” ( Murgia Timone ) dove gli viene illustrato The Passion che io considero un mediocre horror movie e mostrato il luogo della scena della crocifissione. Cristo alla Gravinella è un angolo di murgia strozzata dall’invadenza del mattone e del cemento edilizio come tanti piccoli “gioielli” della cultura, dell’arte e dell’ambiente cittadino. A me è servita nelle sperimentazioni fotografiche con la reflex e per lo studio della composizione delle inquadrature.

Oggi, nelle piazze, negli istituti di istruzione pubblica e nelle sedi degli organi istituzionali si celebra ” Il giorno della Memoria “. L’Italia non è di certo una grande potenza in termini quantitativi e in termini politici. Non ha pure, oggi come oggi, titoli morali per elevarsi e insegnare grandi cose al mondo, essendosi sporcata le mani ( vedi berlusconismo ), e in particolare negli ultimi 30 anni ( vedi Andreotti e Craxi ), col diventare 52° provincia fondamentalista cattolica degli USA. Se esiste un Primo Mondo, essa ci sta comunque a pieno diritto.Ha dalla sua parte 2500 anni di storia e di scienza, di arte e di cultura. E può guardare dall’alto in basso, in linea persino verticale, anche se piena di rozzi macellai, di pidocchi rifatti, di mendicanti internazionali, zeppa di falsi profeti dello sviluppo inflazionato, e un popolo vuoto di memoria storica, di coscienza civile e di intelligenza umanitaria.

Polarspot

Un giorno rubato004

Foto di Polarspot della mostra fotografica "Un giorno rubato"-2001

Il giorno della memoria “corta” è  una data svuotata di ogni significato da gente che nelle istituzioni evita con  disinvoltura i processi per stragi di mafia e sale sui palchi di commemorazione. Le sue Tv creano immagini di un mondo surreale come inganno per moribondi che ricordano morti.

Francesca

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Foto di Polarspot della mostra fotografica "Un giorno rubato"-2001

Oggi, 27 gennaio 2010 l’italiano medio non ha memoria storica e come nella foto di sopra vede uno sfondo sfuocato e reso tale da un revisionismo prodotto dai mass-media. Stiamo ripetendo lo stesso orrore e le nuove vittime sono i migranti. Stiamo ripetendo lo stesso orrore del passato e noi siamo le vittime inconsapevoli, giorno per giorno ci tolgono la sicurezza di un lavoro, la possibilità di avere una famiglia, la possibilità di avere una casa, la possibilità di accedere alle risorse pubbliche ( acqua ), la libertà di parola e la libertà di vivere in un ambiente sano. Stiamo giorno per giorno scivolando in stato di limitazione di diritti e di libertà quindi cosa vogliamo commemorare?

Vittorio

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Foto di Polarspot della mostra fotografica "Un giorno rubato"-2001

Oggi posso solo ricordare lo sterminio di ebrei ma, anche di omosessuali e contrari al regime nazi-fascista e le responsabilità della Chiesa di allora come oggi. Una discussione inutile e stucchevole sul crocifisso, sugli immigrati e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane. La tua foto descrive bene l’ombra lunga di un fondamentalismo cattolico su una terra arida ( Italia ).

Andrea

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Foto di Polarspot della mostra fotografica " Un giorno rubato"-2001

Oggi abbiamo piantato una croce su una terra in disfacimento morale e in decadimento istituzionale. Un terra che pian piano si trasforma in un deserto piatto dei sentimenti e dei diritti costituzionali. Abbiamo la presunzione di commemorare la data del 27 Gennaio 1945? Come allora l’Italia si volge in una forma di dittatura e tutte le persone che vivono o hanno la sfortuna di soggiornare nel nostro paese, sono ormai delle vittime da commemorare in futuro.

Giovanni

Inserito da: polarspot | gennaio 26, 2010

Piazzetta G.Marconi, “Sogno di una morte di mezza estate”.

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Foto di Polarspot

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Foto di Polarspot

Qualcuno potrà trovare strano il titolo del post riferito ad una piazzetta del rione Piccianello a Matera intitolata a Guglielmo Marconi ma, in seguito vi spiegherò. Fino a qualche hanno fa era la sede del mercato orofrutticolo del rione poi verso la fine del 2007 iniziarono i lavori di riqualificazione costati circa 280 mila euro ( finanziamenti PSU ). Le due foto sono simboliche e non possono mostrare appieno lo squallore che qualcuno progettando tale piazzetta ha reso alla collettività. Un’area per 80% fatta di mattoni e cemento con minuscole forme di verde che contengono parte degli alberi esistenti e nuove aiuole. Le sedute anti-vandali sono state ribattezzate dagli anziani del quartiere come contenitori funebri ( casse mortuarie ). I cestini dei rifiuti nei primi mesi erano fissati in malo modo e quindi estraibili da chiunque. La strada che costeggia la piazzetta è stata asfaltata due volte in pochi mesi ( per mancanza di tenuta e il formarsi di buche ). Per finire un palo che troneggia al centro della piazzetta che dovrebbe simboleggiare l’antenna di G. Marconi inventore del sistema radio ad onde. La prima volta che l’ho notato mi ha dato l’impressione di un palo per giustiziare al tempo del conte Vlad di Transilvania. Che fine ignobile per G. Marconi da inventore della radio per comunicare tra i vivi a ritrovarsi onorato di una piazzetta morta dopo il precedente uso ( mercato ) che attualmente non attrae gli abitanti del quartiere se non per far scorazzare i cani in qualche metro quadrato verde e defecare. Una forma di vita di una piazza morta si è trovata nell’estate scorsa ( 2009 ) proiettando un film grazie a quei di Cinefabbrica ma, nel futuro cosa sarà di codesta area?

Inserito da: polarspot | gennaio 21, 2010

I Sassi di Matera: un patrimonio solo per gli affaristi….

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Foto di Polarspot scattata nell'estate 2009 come prova di una reflex manuale di un'amica

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Foto di Polarspot

I Sassi di Matera

Foto di Polarspot

Sono un artigiano della fotografia in bianco e nero ( poco incline all’uso delle fotocamere digitali ), nato a Matera ma, vissuto in molti posti. Alcuni possono pensare che io abbia un immenso archivio della parte più rappresentativa della mia città ma, si sbagliano perché ho fotografato nei Sassi di Matera solo in tre occasioni. Quando ero un adolescente ( per una ricerca scolastica sul Duomo di Matera di stile romanico- pugliese ), un anno fa ( per collaudare una reflex di un’amica ) e qualche giorno fa ( accompagnato da un altro fotoamatore digitale ). I Sassi di Matera, personalmente li trovo noiosi nel loro stile abitativo di nuovo millennio. Sono come quelle bomboniere “cafoncelle”  che ci regalano ai matrimoni e non sappiamo dove metterle perché stonano con l’arredamento. Dopo tanti giri sui mobili delle camere decidiamo alla fine di sistemarle in soffitta dentro uno scatolone per evitare i commenti sarcastici di amici e parenti. Nei punti di maggior interesse artistico ( es. Piazza Duomo e Piazza San Pietro Caveoso ) dei rioni Sassi per chi ha intenzione di passare in una concessionaria d’auto ( nuove o usate ), ha la possibilità di fotografare anche il modello d’auto di suo gradimento ( questo è un ulteriore servizio al turista ). A parte i servizi essenziali al turista ( vitto ed alloggio ), non ci sono molte attività di svago escluse le mostre nei musei cittadini e nelle solite associazioni culturali ( in gran parte legate a gruppi di potere locale ) che si concentrano nei periodi di maggior afflusso turistico. La cosa vergognosa è l’aver sperperato fondi derivati dal patrocinio Unesco per arricchire i soliti signorotti della “Matera da bere ( e da mangiare )” mentre giovani con idee innovative sopravvivono con lavori precari. I rioni vecchi di Matera dovrebbero tornare a rivivere il tempo della civiltà agro-pastorale con l’aggiunta della sperimentazione moderna ( per conservarli ). In poche parole diventare un laboratorio ed un museo “vivo” di tradizioni e mestieri che rischiano di scomparire; la pasta fresca ” a mano”, il pane fatto in casa, i formaggi, i lavori in vimini, i lavori in cuoio e pelle, i lavori in legno e tutte le attività che al momento sono in crisi a causa della globalizzazione e dal consumismo di massa. I mestieri di artigiano, contadino e pastore ; continuati grazie al sostegno ed un progetto comunale possono rianimare gli antichi rioni resi squallidi dall’invasione di attività turistico-ricettive e ristorative . La gente si fermerebbe a Matera per più giorni per partecipare a laboratori didattici ed impegneremmo i nostri giovani disoccupati in progetti anche volti a conservare le nostre tradizioni. Poi la cosa più assurda è stata la modernizzazione di rioni che avevano una forma di auto sufficienza ad esempio nei tetti  utilizzati per la raccolta delle acque piovane con l’uso di cisterne come riserve. Negli anni ‘60 furono sgomberati con la legge De Gasperi perché ritenuti la vergogna nazionale, concludo con una domanda ed oggi cosa sono?

Sassi di Matera, il patrimonio tradito

Matera schiaccia i Sassi

Inserito da: polarspot | gennaio 18, 2010

Parco Giovanni Falcone- Matera 2

La giustizia secondo il codice berlusconiano

Foto di Polarspot

Continuo ad insistere sul Parco Giovanni Falcone di Matera come simbolo del degrado non solo materiale dovuto alle amministrazioni pubbliche e al cittadino ma, anche  morale del paese che perde  il senso di una legge uguale per tutti. La scalinata mi ricorda la giustizia italiana, e come non pensarci in un parco dedicato ad un magistrato morto per aver combattuto la mafia ? Riesco ad immaginare solo questo guardando la foto scattata da me circa due mesi fa . Una scalinata smontata mattone per mattone e resa inutile per il cittadino comune, utile solo agli interessi di pochi.

Dal codice berlusconico

Legge Gasparri

Legge sul falso in bilancio

Legge sulle rogatorie internazionali

Lodo Schifani

Legge Cirami-Carrara

Legge sull’ordinamento giudiziario

Legge salva Previti

Legge salva Dell’Utri

Tagli finanziari alla giustizia

Legge Pittelli

Rientro dei capitali

Condono fiscale

bancarotta

legge Obiettivo

P.S. Buona passeggiata nel parco ma, attenzione a non inciampare perché non avrete protezioni.


Inserito da: polarspot | gennaio 17, 2010

Parco Giovanni Falcone-Matera

Parco Giovanni Falcone

Foto di Polarspot

Mentre in Italia si discute se sia il caso di intitolare strade in onore di un politico morto in latitanza ( Bettino Craxi ), a Matera ( come nel resto d’Italia ) la figura di un magistrato morto ammazzato dalla mafia viene disonorata in tutti i modi possibili ed immaginabili ( incuria delle amministrazioni e vandalismo ). Questo servizio igienico per disabili nel parco G.Falcone di Matera non è mai funzionato ( a quanto io ricordi ) sembra l’emblema di un paese ( il nostro ) in cui la giustizia è divenuta il “cesso” personale dei potenti per espletare i  bisogni corporali. Di questo “cesso” i cittadini onesti devono subire la puzza dovuta anche alla noncuranza di altri cittadini che per vari motivi ( indifferenza, opportunismo, affarismo e clientelismo ) preferiscono risolvere il tutto con la frase: ” In Italia funziona così….”

Inserito da: polarspot | gennaio 17, 2010

La follia umana

Il mondo cerca di riscattare le proprie follie ed ingiustizie con un detestabile sentimentalismo.

Foto di Jerome Cooper

“Il mondo cerca di riscattare le proprie follie ed ingiustizie con un detestabile sentimentalismo.”

Thomas Henry Huxley (1825 – 1895), biologo britannico.

Inserito da: polarspot | gennaio 15, 2010

I porci hanno la febbre dell’oro ( Virus A H1N1 )

L'assenza di spirito in un corpo morto

foto di Jerome Cooper

Dedico un pensiero a chi vive nel dubbio dopo aver fatto il vaccino contro la febbre suina e scopre di aver fatto male a farsi trascinare dalla propaganda di regime. Signori siamo nati e cresciamo in una società dove ci dicono: Hai la febbre? Usa compressa effervescente x. Hai mal di gola? Usa pastiglia alla menta x. Hai la diarrea? Usa la pillola x. Hai la stitichezza? Usa le supposte effervescenti X. Io mi chiedo ma chi idiota si mette una supposta effervescente nel sedere? Siamo arrivati a credere a qualsiasi cazzata venga detta in tv. Ma, il nostro corpo e i suoi segnali li ascoltiamo? Ci preoccupiamo della qualità del cibo che mangiamo? Ci preoccupiamo dell’inquinamento dell’aria che respiriamo? Ci preoccupiamo dello stress da vita in metropolitana? Allora prima di rivolgersi ai santoni delle multinazionali del farmaco andiamo a monte del problema cioè alla vita di merda che facciamo e non pensiamo solo a valle cioè come curare i danni.

Polarspot

Inserito da: polarspot | gennaio 13, 2010

Filosofia metropolitana

Filosofia metropolitana

Foto di Jerome Cooper

Viviamo in una società dove sembra contare sempre di più l’esteriorità, l’apparenza. L’apparire bravi, intelligenti, belli viene molto spesso considerato come il ‘biglietto da visita’ da esibire per poter essere considerati e occupare, in modo visibile, il proprio spazio nel mondo. Di fronte a questa irrefrenabile volontà di parvenza, senza la quale ci si sente soccombere, vengono a cadere, spesso inconsapevolmente, i nostri propositi, i nostri valori, in una parola le nostre visioni del mondo e della realtà finché restiamo soltanto noi stessi e il mondo, che ci guarda. La consapevolezza di essere guardati ci fa temere il rischio di non essere accettati e perciò desideriamo di apparire perfetti. È un desiderio che, al primo impatto col mondo esterno, abbiamo pressoché tutti: chi non desidera di essere ben visto per poi essere successivamente ben voluto?

Donatella Quattrone

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